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Emma Prestia, Traduzioni italiane dei refranes del Don Chisciotte
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1. Al enamorado ausente no hay cosa que no le fatigue ni temor que no le dé alcance
QI, cap. XIV
It. FRANCIOSINI: Non ci è cosa, che non affligga l’assente innamorato, né timore, che non l’assalti (p. 121).
It. GAMBA: Tutto reca afflizione ad un amante lontano (p. 117).
It. GIANNINI: Nulla vi ha che non affligga il lontano amante, né v’ha timore che non lo assalga (p. 112).
It. CARLESI: L’innamorato lontano non c’è cosa che non l’affligga, né timore che non l’assalga (p. 119)
It. MARONE: Non c’è cosa che non tormenti l’innamorato lontano né timore che non lo raggiunga (p. 217).
It. BODINI: All’innamorato, quand’è lontano non vi è cosa che non l’affligga, né timore che non lo colga (p. 129).
It. FALZONE: Per l’innamorato lontano non c’è cosa che non lo affligga, né timore che non lo assalga (p. 94).
It. LA GIOIA: Non c’è cosa o timore che non affligga e tormenti l’innamorato lontano (p. 103).
It. CANALE: All’innamorato lontano non c’è cosa che non lo affligga, né timore che non lo colga (p. 209).
Ad esclusione di Gamba, che traduce sintetizzando il refrán spagnolo, tutte le restanti traduzioni italiane sono letterali. L’ordine degli elementi all’interno del sintagma è mantenuto da Bodini e da Canale, ma non dai restanti traduttori che lo modificano, lasciando comunque lo stesso significato al refrán. Carlesi, Falzone, Bodini e Canale mantengono la dislocazione a sinistra dell’innamorato lontano, presente nel testo di partenza e giro tipico dello spagnolo, ma considerato scorretto in italiano. Falzone opta per una dislocazione in accordo con le regole della grammatica italiana, introducendo l’innamorato con "per" con funzione di vantaggio. Lasciano invece "a", alla spagnola, sempre con funzione di vantaggio, Bodini e Canale, le cui soluzioni sono del tutto equivalenti. Carlesi opta invece per lasciare l’innamorato a sinistra con funzione di complemento diretto, senza l’introduzione di preposizioni. La dislocazione a sinistra si trova spesso nei proverbi perché permette di mettere in evidenza l’oggetto della riflessione in modo immediato, e ne consente la ripetizione mediante deittici per raggiungere la pregnanza tipica di questi fenomeni fraseologici. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre l’enamorado ausente: assente innamorato (Franciosini); amante lontano/lontano amante (Gamba e Giannini); innamorato lontano (Marone, Carlesi, Falzone, Bodini e Canale). Questo refrán è anche presente nel Refranero general español di Sbarbi alla p. 228.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 184
2. Alguno no se puede perseverar en el intento amoroso luengo tiempo, si no es sustentado de alguna esperanza
QI, cap. XXXIV
It. FRANCIOSINI: Nissuno possa lungo tempo durare nell’amorosa pretensione, se però non fusse sustentato da qualche speranza (p. 446).
It. GAMBA: Parte di testo non tradotta (p. 375).
It. GIANNINI: [mi pare che] Nessuno possa perdurare a lungo nelle mire amorose se non è sostenuto da qualche speranza (p. 374).
It. CARLESI: [credo che] Uno non possa durar tanto a far la corte a una donna, se non è incoraggiato da qualche speranza (pp. 386-387).
It. MARONE: Nessuno può perseverare nei propositi amorosi a lungo, se non è alimentato da qualche speranza (p. 515).
It. BODINI: [mi pare che] Nessuno possa perseverare troppo tempo nelle sue mire amorose, se non è sorretto da qualche speranza (p. 390).
It. FALZONE: [credo che] Nessuno possa perseverare a lungo in un proposito amoroso se non è sostenuto da qualche speranza (p. 302).
It. LA GIOIA: [credo anche che sia] Impossibile perseverare nell’intento amoroso per lungo tempo se questo non è sostenuto da qualche speranza (p. 321).
It. CANALE: [credo che] Non si possa perseverare nell’intento amoroso, se non sulla base di una qualche speranza (p. 641).
Tutte le traduzioni italiane sono letterali, ad esclusione di Gamba che omette del tutto l’espressione proverbiale e di Carlesi che, come si può notare, modifica la prima parte del refrán mantenendo comunque il significato originario. Carlesi inoltre abbassa il registro nell’utilizzare "far la corte a una donna", operazione non del tutto condivisibile nel contesto elevato e tragico della novella del Curioso Impertinente.Infine consultando il GRADIT "nissuno", adottata da Franciosini, è la variante ormai obsoleta di ‘nessuno’. Di seguito le variati italiane adottate per tradurre l’intento amoroso: amorosa pretensione (Franciosini); proposito/i amoroso/i (Falzone, Marone); mire amorose (Giannini, Bodini); intento amoroso (La Gioia, Canale). Secondo il GRADIT "pretensione" è un sostantivo che attualmente fa parte del lessico di basso uso e che viene impiegato in ambito lettarario, risultando perciò più antico rispetto alle varianti adottate dagli altri traduttori, "proposito/intento/mire": termini appartenenti al lessico fondamentale dei parlanti. Varianti per sustentado: sustentato (Franciosini); alimentato (Marone);incoraggiato (Carlesi); sostenuto (Falzone, Giannini, La Gioia); sorretto (Bodini). Sostenuto e sorretto sono traduzioni fedeli. Alimentato e incoraggiato intensificano un po’ il significato del verbo originale.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 433.
3. Así como el fuego no puede estar escondido y encerrado, la virtud no puede dejar de ser conocida
QII, cap. LXII
It. FRANCIOSINI: Si come il fuoco non puole star nascosto, e rinserrato, la Virtù non può far di manco di non esser conosciuta (p. 619).
It. GAMBA: Mentre siccome il fuoco non può star rinserrato ed ascoso, per la stessa ragione non può a meno di non essere conosciuta la virtù (p. 556).
It. GIANNINI: Come il fuoco non può stare celato e racchiuso, la virtù non può mancare di esser conosciuta (p. 540).
It. CARLESI: Come il fuoco non può star chiuso e nascosto, così la virtù non può rimanere sconosciuta (pp. 1120-1121).
It. MARONE: Come il fuoco non può rimaner chiuso e nascosto, nemmeno la virtù può rimanere sconosciuta (p. 600).
It. BODINI: Come il fuoco non può restar nascosto e rinchiuso, la virtù non può non esser conosciuta (p. 1094).
It. FALZONE: Come il fuoco non può star nascosto e rinchiuso, la virtù non può non esser sconosciuta (p. 856).
It. LA GIOIA: Il fuoco non può essere nascosto o chiuso, così la virtù non può mancare di essere riconosciuta (p. 936).
It. CANALE: Come il fuoco non può rimanere nascosto e rinchiuso, così la virtù non può non essere conosciuta (p. 1859).
Le traduzioni risultano letterali. Nelle edizioni di Gamba, Marone e Carlesi si può notare come i due participi escondido y encerrado non siano enunciati in quest’ordine, che rispecchia quello originale, infatti si legge "rinserrato e ascoso", per il primo, e "chiuso e nascosto", per gli ultimi due. Per quanto riguarda la struttura sintattica del refrán, si può notare come Carlesi e Canale applichino, in accordo con le regole della grammatica italiana, la contrapposizione tra i due termini di paragone della comparativa di uguaglianza, introducendoli con "come… così"; diversamente, La Gioia introduce esclusivamente il secondo termine di paragone preceduto dalla congiunzione "così"; tutti gli altri invece, rispettando la struttura di partenza in spagnolo, introducono solo il primo termine di paragone utilizzando le congiunzioni: "sì come" (Franciosini); "mentre siccome" (Gamba); "come" (Marone, Falzone, Giannini; Bodini). Anche in questo caso si può riscontrare la tendenza di Gamba di estendere l’enunciato e quindi di non seguire alla lettera il testo, cercando sempre di mantenere il significato originale ma attraverso parole proprie. Infine la lezione di Franciosini, "manco" col significato ‘meno’, e quella di Gamba, "ascoso" col significato di ‘nascosto, celato’, sono rintracciabili prevalentemente in un contesto letterario secondo il GRADIT. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre escondido: nascosto (Franciosini, Marone, Carlesi, Falzone, La Gioia, Bodini, Canale); ascoso (Gamba); celato (Giannini). Varianti per encerrado: rinserrato (Franciosini, Gamba); chiuso (Marone, Carlesi, La Gioia); rinchiuso (Falzone, Bodini, Canale); racchiuso (Giannini).
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 512.
4. Bien es que los hijos hereden y aprendan los oficios de sus padres
QII, cap. V
It. FRANCIOSINI: È bene che i figliuoli redino, & imparino l’officio de suoi padri (p. 48).
It. GAMBA: Essendo ben fatto che i figliuoli sieno eredi, e s’istruiscano dell’officio del genitore (p. 53).
It. GIANNINI: È bene che i figlioli ereditino e imparino l’arte del padre (p. 53).
It. CARLESI: È bene che i figli ereditino e imparino i mestieri dei babbi (p. 634).
It. MARONE: È bene che i figli apprendano ed ereditano gli uffici dei loro genitori (p. 61).
It. BODINI: È bene che i figli ereditino e imparino il mestiere del padre (p. 632).
It. FALZONE: È bene che i figli ereditino e imparino i mestieri dei padri (p. 494).
It. LA GIOIA: È bene che i figli apprendano ed ereditino il mestiere dei padri (p. 527).
It. CANALE: È bene che i figli ereditino e apprendano l’ufficio dei padri (p. 1049).
Tutte le traduzioni sono letterali, ma si può notare come ognuna di esse riporti l’ordine italiano della sequenza bien es que col verbo essere posto ad inizio frase: "è bene che". Il verbo hereden è stato tradotto uniformemente da tutti col significato di "ereditare"; per aprendan invece sono state utilizzate diverse varianti italiane con i significati di "imparare", "istruirsi di" e "apprendere". Ad esclusione di Franciosini e di Marone, tutti gli altri omettono l’aggettivo possessivo sus, poiché è sottinteso che ogni figlio apprenda il mestiere del proprio padre. Si noti come soltanto Marone, Carlesi e Falzone, a differenza di tutti gli altri, traducano letteralmente utilizzando il doppio plurale per los oficios e sus padres. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre oficios: officio/uffici (Franciosini, Gamba, Marone, Canale); mestieri/mestiere (Carlesi, Falzone, La Gioia, Bodini); arte (Giannini). Varianti per padres: padri/padre (Franciosini, Falzone, Giannini, La Gioia, Bodini, Canale); genitore/genitori (Gamba, Marone); babbi (Carlesi).
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 78.
5. Cada uno ha de hablar de su menester donde quiera que estuviere
QII, cap. XXXI
It. FRANCIOSINI: Ogn’uno hà da parlare del suo bisogno in qual si voglia parte, ch’ei si trovi (p. 305).
It. GAMBA: Ognuno ha diritto di parlare del suo bisogno in qualsivoglia parte si trovi (p. 287).
It. GIANNINI: Ognuno dice quel che gli fa bisogno dove che si trovi (p. 272).
It. CARLESI: Se uno ha bisogno di dire una cosa, bisogna pur ch’è la dica dove si trova (p. 852).
It. MARONE: Ognuno deve parlare secondo ne ha bisogno, dovunque egli si trovi (p. 297).
It. BODINI: Se uno ha bisogno, in qualsiasi parte si trovi deve pur parlarne (p. 839).
It. FALZONE: Ognuno deve parlare di quel che gli fa bisogno, dovunque si trovi (p. 657).
It. LA GIOIA: Ognuno deve dire quello che gli serve ovunque si trovi (p. 712).
It. CANALE: Uno deve parlare dei suoi bisogni dovunque si trovi (p. 1411).
Le traduzioni che risultano più analoghe all’originale e che cercano di mantenere la struttura sintattica spagnola di riferimento sono quelle di Franciosini, Gamba, Marone, Falzone e Canale. Marone e Falzone, così come Giannini e La Gioia, parafrasano il complemento di specificazione de su menester rispettivamente con "secondo ne ha bisogno" , "quel che gli fa bisogno" (sia Falzone sia Giannini) e "quello che gli serve"; Carlesi e Bodini riformulano la frase e la trasformano in una ipotetica, ma se il primo mantiene la posizione del verbo ha de hablar nella sua posizione originale (subito dopo il soggetto a inizio frase), il secondo lo pone invece in fondo al sintagma, preferendo mettere in posizione di focus il fatto di avere bisogno di qualcosa. Questo refrán è anche presente nel Refranero general español di Sbarbi alla p. 247.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 276.
6. [no te digo yo que parece mal un refrán traído a propósito; pero] Cargar y ensartar refranes a troche moche hace la plática desmayada y baja
QII, cap. XLIII
It. FRANCIOSINI: [non dico che paja male un proverbio detto a proposito, ma] Infilzarne all’impazzata, è causa, che il ragionamento sia debole, e basso (p. 417).
It. GAMBA: [non paiono male i proverbi detti opportunamente, ma] Lo sciorinare alla impazzata egli è un rendere il discorso debole e basso (p. 387).
It. GIANNINI: Infilzare proverbi a casaccio rende cascante e volgare la conversazione (p. 365).
It. CARLESI: Quel ficcare proverbi dappertutto e a casaccio, rende il discorso scipito e volgare (p. 949).
It. MARONE: Infilzar proverbi a tutto spiano, rende il discorso scipito e volgare (p. 407)
It. BODINI: Infilzar proverbi a casaccio rende la conversazione piatta e volgare (p. 931).
It. FALZONE: Infilzare proverbi a vanvera rende la conversazione scialba e volgare (p. 729).
It. LA GIOIA: Infilzare proverbi alla rinfusa rende il discorso barboso e volgare (p. 794).
It. CANALE: Infilzare proverbi alla carlona rende il discorso fiacco e triviale (p. 1571).
Il refrán non è tradotto letteralmente. Come nel caso precedente anche qui il termine refrán viene reso in italiano in modo generico con "proverbio". Franciosini e Gamba non traducono nuovamente il termine proverbio nella seconda parte dell’enunciato, ma lo ricollegano con "ne" e con "egli" che hanno funzione di clitici di ripresa. Diversamente dal testo di partenza e da tutte le altre traduzioni Giannini disloca a sinistra del sostantivo i due aggettivi che lo qualificano: cascante e volgare. Si noti soprattutto come cargar y ensartar a troche moche sia stato reso in italiano in modo diverso da ogni traduttore: infilzare all’impazzata (Franciosini); sciorinare all’impazzata (Gamba); infilzar a tutto spiano (Marone); ficcare dappertutto e a casaccio (Carlesi); infilzare a vanvera (Falzone); infilzare a casaccio (Giannini, Bodini); infilzare alla carlona (Canale). "Sciorinare" risulta diacronicamente più antico rispetto alle altre due lezioni "infilzare" e "ficcare"; ed è evidente l’uso di quest’ultima in un linguaggio di tipo colloquiale secondo il GRADIT. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre plática desmayada y baja: discorso debole e basso (Franciosini, Gamba); discorso scipito e volgare (Marone, Carlesi); conversazione scialba e volgare (Falzone); cascante e volgare la conversazione (Giannini); discorso barboso e volgare (La Gioia); conversazione piatta e volgare (Bodini); discorso fiacco e triviale (Canale). "Barboso", con il significato di ‘noioso’, è un aggettivo di recente introduzione nella lingua italiana, e il suo utilizzo si riscontra soprattutto in una conversazione colloquiale secondo il GRADIT.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 362.
7. Contra el uso de los tiempos no hay que argüir ni de qué hacer consecuencias
QI, cap. XLIX
It. FRANCIOSINI: Non occorre che formi argumenti, e cavi consequenze contra l’uso de’ tempi (p. 641).
It. GAMBA: Contro l’uso dei tempi nulla c’è da sofisticare (p. 541).
It. GIANNINI: Parte di testo non presente.
It. CARLESI: Contro la moda dei tempi non valgono argomentazioni né illazioni (p. 546).
It. MARONE: Contro i costumi dei tempi non c’è da argomentare né da cavare conseguenze (p. 686).
It. BODINI: Contro l’uso dei tempi, non c’è proprio nulla da eccepire né da trarre illazioni (p. 545).
It. FALZONE: Contro l’uso dei tempi non c’è nulla da obiettare né alcuna illazione da fare (p. 427).
It. LA GIOIA: Contro l’andazzo dei tempi, non c’è molto da discutere né fare (p. 453).
It. CANALE: Dinanzi ai costumi di un’epoca c’è poco da dire o da dedurre (p. 899).
I traduttori che restano più fedeli al testo spagnolo e alla struttura di partenza sono Marone, Falzone e Bodini. Franciosini pone a fine frase il focus ‘contra el uso de los tiempos’ e non conserva i verbi all’infinito (argüir e hacer) ma adotta il congiuntivo presente ("che formi" e "(che) cavi"); Gamba e CANALE: mantengono il focus in prima posizione ma sintetizzano il resto del refrán; Carlesi e La Gioia si comportano come i due traduttori appena esaminati ma mantengono la coordinazione tra le due proposizioni negative presente nel testo spagnolo; Giannini infine omette del tutto, nella propria edizione, l’espressione proverbiale spagnola. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre uso de los tiempos: l’uso dei tempi (Franciosini, Gamba, Falzone, Bodini);i costumi dei tempi (Marone); la moda dei tempi (Carlesi); l’andazzo dei tempi (La Gioia); costumi di un’epoca (Canale). "Moda", sostantivo appartenente al lessico fondamentale dei parlanti, è diacronicamente più recente rispetto agli altri poiché è stato introdotto in italiano verso la metà del XVII secolo dal francese ‘mode’; "andazzo" è invece la soluzione stilistica più colloquiale tra quelle presenti (GRADIT 2007). Varianti per no hay que argüir: non occorre che formi argumenti (Franciosini)non c’è da argomentare (Marone); non valgono argomentazioni (Carlesi); non c’è nulla da obiettare (Falzone); non c’è molto da discutere (La Gioia); non c’è proprio nulla da eccepire (Bodini); c’è poco da dire (Canale). "Eccepire", col senso di ‘obiettare’, è diacronicamente più recente rispetto alle altre varianti adottate, poiché introdoto nel lessico verso la fine del XVIII secolo secondo il GRADIT. Varianti per ni de qué hacer consecuencias:(non occorre che) cavi conseguenze (Franciosini); né da cavare conseguenze (Marone); né illazioni (Carlesi); né alcuna illazione da fare (Falzone); né fare (La Gioia); né da trarre illazioni (Bodini);(c’è poco) da dedurre (Canale).
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 575.
8. De la abundancia del corazón habla la lengua
QII, cap. XII
It. FRANCIOSINI: La lingua parla, per l’abbondanza del cuore (p. 108).
It. GAMBA: La lingua parla per l’abbondanza del cuore (p. 109).
It. GIANNINI: La bocca parla della pienezza del cuore (p. 104).
It. CARLESI: La lingua parla per l’abbondanza del cuore (p. 685).
It. MARONE: Per l’abbondanza del cuore parla la lingua (p. 117).
It. BODINI: La bocca parla quando il cuore è gonfio (p. 681).
It. FALZONE: Dal traboccar del cuore parla la bocca (p. 533).
It. LA GIOIA: La lingua esprime la pienezza del cuore (p. 570).
It. CANALE: La lingua parla dalla pienezza del cuore (p. 1133).
Le traduzioni sono letterali. Marone e Falzone sono gli unici che mantengono la struttura dell’espressione proverbiale spagnola di partenza; gli altri optano invece per la dislocazione del soggetto (la lengua) prima del verbo, seguendo l’ordine della grammatica italiana. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre abundancia: abbondanza (Franciosini, Gamba, Marone, Carlesi); traboccar (Falzone); pienezza (Giannini, La Gioia, Canale),gonfio (Bodini). Varianti per lengua: lingua (Franciosini, Gamba, Marone, Carlesi, La Gioia, Canale); bocca (Falzone, Giannini, Bodini).
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 124.
9. Donde hay mucho amor no suele haber demasiada desenvoltura
QII, cap. LXV
It. FRANCIOSINI: Dov’è grande amore, non vi suol essere troppa presunzione (p. 654).
It. GAMBA: Dov’è grande amore non è ostentazione (p. 583).
It. GIANNINI: Dove c’è grande affetto non suol esserci troppa arditezza (p. 571).
It. CARLESI: Dove c’è molto amore, non c’è di solito troppa disinvoltura (p. 1151).
It. MARONE: Dove c’è molto amore, di solito, non c’è troppa disinvoltura (p. 635).
It. BODINI: Dove c’è molto amore non suole esserci molta disinvoltura (p. 1124);; FALZONE: Dove c’è molto amore non suole esserci troppo ardire (p. 879).
It. LA GIOIA: Dove c’è molto amore non c’è mai troppa disinvoltura (p. 962).
It. CANALE: Dove c’è molto amore non suole esserci ostentazione (p. 1911).
Le traduzioni sono letterali, ad esclusione di Gamba che sintetizza omettendo il verbo fraseologico (solere), che nelle altre traduzioni, fedeli all’originale, svolge la funzione di sostegno per il verbo al modo infinito che segue, con la funzione di evidenziare un particolare aspetto dell’azione. Dalla consultazione del GRADIT la variante "suole", infine, risulta marcata in senso letterario e anche diacronicamente in quanto rappresenta la forma più antica della comune locuzione avverbiale "di solito", adottata da Carlesi e Marone. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre demasiada desenvoltura: troppa presunzione (Franciosini); ostentazione (Gamba, Canale); troppa/molta disinvoltura (Marone, Carlesi, La Gioia, Bodini); troppo ardire (Falzone); troppa arditezza (Giannini). Questo refrán è anche presente nel Refranero general español di Sbarbi alla p. 201.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 539.
10. El Amor es invisible, y entra y sale por do quiere, sin que nadie le pida cuenta de sus hechos
QII, cap. LVI
It. FRANCIOSINI: L’amore è invisibile, & entra, & esce dove gli piace, senza che nissuno gli domandi il conto di quanto ei fa (p. 557).
It. GAMBA: Invisibile si è Amore, ed entra ed esce ove più gli torna, senza che siavi che gli domandi conto di quanto opera (p. 505).
It. GIANNINI: Amore è invisibile ed entra ed esce di dove vuole, senza che nessuno gli chieda conto di quel che fa (p. 481).
It. CARLESI: Amore è invisibile, ed entra ed esce di dove vuole, senza che nessuno gli chieda conto dei fatti suoi (p. 1067).
It. MARONE: Amore è invisibile ed entra ed esce per dovunque, senza che alcuno gli domandi conto delle sue azioni (p. 540).
It. BODINI: L’Amore è invisibile ed entra ed esce da dove gli pare, senza che nessuno gli chieda conto delle sue azioni (p. 1042).
It. FALZONE: L’Amore è invisibile, ed entra ed esce di dove vuole, senza che nessuno gli chieda conto dei suoi atti (p. 816).
It. LA GIOIA: Amore è invisibile, entra ed esce dove vuole, senza rendere conto a nessuno (p. 892).
It. CANALE: L’Amore è invisibile ed entra ed esce da dove vuole, senza che nessuno possa chiedergli conto delle sue azioni (p. 1769).
Le traduzioni sono letterali. Le poche differenze sono presenti nell’ultima parte del refrán, dove La Gioia e Gamba modificano il soggetto della frase originale (nessuno), utilizzandolo il primo come complemento di termine (a nessuno), il secondo sostituendolo con un verbo locativo (che siavi).Infine "nissuno", adottata da Franciosini, è la variante ormai obsoleta di ‘nessuno’ secondo il GRADIT. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre entra y sale por do quiere: entra e esce dove gli piace (Franciosini); entra ed esce ove più gli torna (Gamba)entra ed esce per dovunque (Marone)entra ed esce di dove vuole (Carlesi, Falzone, Giannini); entra ed esce dove vuole (La Gioia); entra ed esce da dove vuole (Canale); entra ed esce da dove gli pare (Bodini).
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 464.
11. El amor mira con unos antojos, que hacen parecer oro al cobre, a la pobreza, riqueza, y a las lagañas, perlas
QII, cap. XIX
It. FRANCIOSINI: L’amore guarda con certi occhiali, che fanno parer l’oro simile al rame, la ricchezza alla povertà, e la cispa alle perle (p. 183).
It. GAMBA: L’amore guarda con certi occhiali che fanno parere oro il rame, ricchezza la povertà, perle la cispa (p. 172).
It. GIANNINI: L’amore guarda con certi occhiali che fan parere oro il rame, ricchezza la povertà e perle la cispa (p. 163).
It. CARLESI: L’amore guarda con certi occhiali che fa parere oro il rame, ricchezza la miseria e perle la cispa (p. 749).
It. MARONE: L’amore guarda con certi occhiali che fanno apparire oro il rame, ricchezza la povertà e perle le cispe (p. 186).
It. BODINI: L’amore guarda le cose con certi occhiali che fanno sembrare oro il rame, ricchezza la povertà e perle le cispe (p. 742).
It. FALZONE: L’amore guarda con certe lenti che fanno sembrare oro il rame, ricchezza la povertà e perle le cispe (p. 581).
It. LA GIOIA: L’amore guarda con certi occhiali che fanno vedere oro per rame, ricchezza per povertà, e perle per cispe (p. 624).
It. CANALE: L’amore guarda con lenti che fanno sembrare oro il rame, ricchezza la povertà e perle la cispa (p. 1243).
Tutte le traduzioni sono letterali. Per antojos si noti l’uso di varianti italiane occhiali e lenti, e per lagañas l’alternanza singolare/plurale cispa/cispe. Si noti come in questo caso il termine "antojos" in lingua spagnola si arricchisca di altri significati quali "capriccio", "desiderio acuto e irrazionale", che la traduzione letterale in italiano inevitabilmente sacrifica e l’ambiguità di conseguenza si perde del tutto. Questo refrán è anche presente nel Refranero general español di Sbarbi alla p. 201.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 181.
12. El amor y la guerra son una misma cosa, y así como en la guerra es cosa lícita y acostumbrada usar de ardides y estratagemas para vencer al enemigo, así en las contiendas y competencias amorosas se tienen por buenos los embustes y marañas que se hacen
QII, cap. XXI
It. FRANCIOSINI: L’amore e la guerra sono un’istessa cosa; e sì come nella guerra è cosa lecita, e solita, il servirsi delle strattagemme, e degl’inganni per vincer il nimico, così nelle contese, e competenze amorose, si tengono per buoni gl’imbrogli, e gl’intrighi, che si fanno per conseguire il fine che si desidera, purche non siano in pregiudizio, e disonore della cosa amata (p. 208).
It. GAMBA: L’amore e la guerra sono una cosa stessa, e che come è lecito in guerra d’usar inganni e strattagemmi per vincere il nemico, al modo stesso sono permessi nelle contese e competenze amorose gli intrighi e gli affascinamenti per conseguir il bramato fine, quando però non tornino a disprezzo e a disonore dell’oggetto che si ama (p. 194).
It. GIANNINI: L’amore e la guerra sono una stessa cosa, e come nella guerra è lecito e comunemente praticato fare uso di astuzie e di stratagemmi per vincere il nemico, così nei contrasti e nelle rivalità amorose si ritengono per buoni gl’imbrogli e i raggiri messi in opera per conseguire il fine desiderato, purché non siano in pregiudizio e disdoro dell’oggetto amato (p. 186).
It. CARLESI: Amore e guerra son tutt’uno, e quindi come in guerra è cosa lecita e abituale usare di astuzie e di strattagemmi per vincere il nemico, così nella competizioni amorose sono da ritenersi legittimi gli inganni e le furberie praticati per raggiungere lo scopo che si desidera, purché non tornino a discredito dell’oggetto amato (p. 770).
It. MARONE: L’amore e la guerra sono la stessa cosa e, perciò come in guerra è cosa lecita e naturale far uso di astuzie e stratagemmi per vincere il nemico, allo stesso modo nelle contese e competenze amorose son ritenuti legittimi gli inganni e le furberie che si compiono per raggiungere il fine che si brama, sempre che essi non siano in offesa e disonore della persona amata (pp. 208-209).
It. BODINI: L’amore e la guerra sono una medesima cosa, e così come in guerra è cosa lecita e normalmente praticata usar tranelli e stratagemmi per vincere il nemico, così nelle lotte e nelle rivalità amorose si considerano buoni gli inganni e le astuzie che si adoperano per conseguire il fine che si desidera, purché non sia a discapito e a danno dell’onore della cosa amata (p. 761).
It. FALZONE: L’amore e la guerra sono una stessa cosa, e come in guerra è cosa lecita e consueta usar astuzie e stratagemmi per vincere il nemico, così nelle lotte e nelle rivalità amorose sono tenuti per buoni i tranelli e gl’imbrogli praticati per conseguire il fine che si desidera, purché non siano a scapito e discredito dell’oggetto amato (pp. 596-597).
It. LA GIOIA: L’amore e la guerra sono la medesima cosa, e come in guerra è lecito e usuale usare inganni e stratagemmi per vincere il nemico, così nelle contese e nelle rivalità amorose valgono i trucchi e le astuzie che servono a ottenere lo scopo che si desidera, sempre che non siano a discapito e non tornino a disonore dell’oggetto amato (pp. 642-643).
It. CANALE: L’amore e la guerra sono una stessa cosa e, come in guerra è lecito e comune usare astuzie e stratagemmi per vincere il nemico, così, nelle contese e rivalità amorose si considerano buoni gli inganni e le menzogne usati per raggiungere il fine desiderato, sempre che non lo si faccia a scapito e danno dell’onore della cosa amata (pp. 1277-1279).
Tutte le versioni italiane si limitano a fornire la traduzione letterale del testo, senza ricercare una personalizzazione di costrutto sintattico o di scelta lessicale operata. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre ardides y estratagemas: inganni e stratagemmi (Franciosini, Gamba, La Gioia); astuzie e stratagemmi (Marone, Carlesi, Falzone, Giannini, Canale); tranelli e stratagemmi (Bodini). Varianti per embustes y marañas: imbrogli e intrighi (Franciosini);intrighi e affascinamenti (Gamba);inganni e furberie (Marone, Carlesi); tranelli e imbrogli (Falzone);imbrogli e raggiri (Giannini); trucchi e astuzie (La Gioia);inganni e astuzie (Bodini);inganni e menzogne (Canale). Si noti come Franciosini mantenga la traduzione più fedele dei due sostantivi, come Gamba inverta l’ordine di traduzione dei due sostantivi, infine come i restanti autori ricorrano a sinonimi (Falzone, La Gioia, Canale) che si allontano dal significato originale. La parte iniziale di questo refrán, el amor y la guerra son una misma cosa, è anche presente nel Refranero general español di Sbarbi alla p. 202.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 201.
13. El cautiverio es el mayor mal que puede venir a los hombres
QII, cap. LVIII
It. FRANCIOSINI: La schiavitudine è il maggior male, che può venire à gl’uomini (p. 566).
It. GAMBA: La schiavitù è il peggior male che possa arrivare agli uomini (pp. 514-515).
It. GIANNINI: La schiavitù è il peggiore dei mali che agli uomini possano toccare (p. 491).
It. CARLESI: La schiavitù è il peggior male che possa capitare agli uomini (p. 1075).
It. MARONE: La servitù è il male peggiore che possa capitare agli uomini (p. 549).
It. BODINI: Non c’è più grande male che possa venire agli uomini che la schiavitù (p. 1051).
It. FALZONE: La schiavitù è il maggior male che possa capitare agli uomini (p. 823).
It. LA GIOIA: La soggezione è il peggiore dei mali che possano colpire un uomo (p. 899).
It. CANALE: La prigionia è per un uomo il maggiore dei mali (p. 1785).
Le traduzioni sono letterali. Giannini disloca a sinistra del verbo il complemento di termine (agli uomini), non rispettando la posizione finale del testo di riferimento; Bodini modifica la struttura della frase e sposta alla fine del sintagma "la schiavitù", focus e soggetto del testo spagnolo in considerazione; Canale anche modifica la struttura poiché disloca a sinistra del complemento oggetto il complemento di svantaggio (per un uomo); Marone opta per una traduzione secondo il giro all’italiana con l’ordine sostantivo-aggettivo (male peggiore). Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre el cautiverio: la schiavitudine (Franciosini); la schiavitù (Gamba, Carlesi, Falzone, Giannini, Bodini); la servitù (Marone); la soggezione (La Gioia); la prigionia (Canale). Varianti per el mayor mal: il maggior male (Franciosini, Falzone);il peggior male (Gamba, Carlesi);il male peggiore (Marone);il peggiore dei mali (Giannini, La Gioia);il più grande male (Bodini);il maggiore dei mali (Canale). Questo refrán è anche presente nel Refranero general español di Sbarbi alla p. 212.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 470.
14. El comenzar las cosas es tenerlas medio acabadas
QII, cap. XLI
It. FRANCIOSINI: Il cominciar le cose, è un averle quasi mezzo finite (p. 397).
It. GAMBA: Il cominciare le cose è averle quasi mezzo finite (p. 368).
It. GIANNINI: Chi ben comincia è alla metà dell’opera (p. 349).
It. CARLESI: Chi ben comincia è alla metà dell’opera (p. 931).
It. MARONE: Cominciare le cose è come averle fatte a metà (p. 386).
It. BODINI: Chi ben comincia è alla metà dell’opera (p. 913).
It. FALZONE: Chi ben comincia è alla metà dell’opera (p. 716).
It. LA GIOIA: Cosa cominciata è mezza terminata (p. 779).
It. CANALE: Chi ben comincia è a metà dell’opera (p. 1541).
Franciosini, Gamba e Marone traducono l’espressione proverbiale in modo letterale, mantenendo quindi la struttura originale spagnola del refrán; tutti gli altri traduttori invece optano per l’adozione di un proverbio dell’italiano col medesimo significato di quello cervantino: Carlesi, Falzone, Giannini, Bodini e CANALE: traducono con "chi ben comincia è a metà dell’opera", La Gioia ricorre a "cosa cominciata è mezza terminata". Questo refrán è anche presente nel Refranero general español di Sbarbi alla p. 216.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 347.
15. El consejo de la mujer es poco, y el que no le toma es loco
QII, cap. VII
It. FRANCIOSINI: Il consiglio della mia moglie è poco, e colui che non le piglia è sciocco (p. 60).
It. GAMBA: Il consiglio della moglie è poco, ma colui che non lo piglia è sciocco (p. 64).
It. GIANNINI: Consiglio di donna non è gran fatto, ma chi non lo piglia vuol dir che è matto (p. 63).
It. CARLESI: Consiglio di donna poco vale, ma chi non lo segue fa male (p. 644).
It. MARONE: Il consiglio della donna vale poco, ma chi non lo accoglie è matto (p. 71).
It. BODINI: Consiglio di donna non val molto, però chi non l’ascolta è proprio stolto (p. 641).
It. FALZONE: Consiglio di donne poco vale ma chi non l’ascolta non ha sale (p. 502).
It. LA GIOIA: Consiglio della moglie poco vale, ma quando non l’ascolti ti va male (p. 535).
It. CANALE: La donna dà consigli raramente e chi non li accetta è fuori di mente (1065).
A differenza del caso precedente, si può qui notare l’alternanza di "donna" e di "moglie" per tradurre mujer. L’articolo determinativo posto a inizio frase è mantenuto da Franciosini, Gamba e Marone, ed è omesso da tutti gli alti traduttori. Si noti come le traduzioni di Carlesi, Falzone, Giannini, La Gioia, Bodini e CANALE: siano tutte riadattate all’italiano in modo da poter conferire al proverbio la rima presente nel testo spagnolo. Carlesi e La Gioia sostituiscono la traduzione del predicato nominale es loco inserendo un predicato verbale "fa male" (Carlesi), "ti va male" (La Gioia). Le traduzioni più letterali sono quelle di Franciosini, di Gamba e di Marone. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre es loco:è sciocco (Franciosini, Gamba);è matto (Marone, Giannini); non ha sale (Falzone);è proprio stolto (Bodini);è fuori di mente (Canale)Questo refrán è anche presente nel Refranero general español di Sbarbi alla p. 217.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 87.
16. En los casos de amor no hay ninguno que con más facilidad se cumpla que aquel que tiene de su parte el deseo de la dama
QI, cap. LI
It. FRANCIOSINI: Ne’ casi d’amore, non se ne trov’alcuno, che più facilmente s’adempisca, che quello, che ha dalla sua il desiderio della dama (p. 663).
It. GAMBA: Nelle galanterie non ve n’ha alcuna che più facilmente si compia di quella in cui la donna è d’accordo (p. 563).
It. GIANNINI: Negli amorosi casi nessun desiderio si compie meglio di quello che ha dalla sua la propensione della dama (p. 546).
It. CARLESI: Nelle avventure d’amore, quando la donna vuole, si va in fondo prima e meglio che in qualsiasi altro caso (p. 564).
It. MARONE: Nelle cose d’amore non ce n’è alcuna che si svolga con maggiore felicità di quelle che sono secondate dal desiderio della dama (p. 705).
It. BODINI: Tra le vicende d’amore non ve n’è nessuna che abbia più facile realizzazione di quella in cui si ha dalla propria la volontà della donna (p. 563).
It. FALZONE: Nelle vicende d’amore non c’è nessuna che abbia più pronta effettuazione di quella che è aiutata dalla volontà della donna (p. 441).
It. LA GIOIA: Le cose d’amore vanno alla svelta quando sono le donne a volerle (p. 468).
It. CANALE: In amore nulla si compie più facilmente di quanto risponde al desiderio della dama (p. 929).
Anche in questo caso le traduzioni sono per lo più letterali, ad esclusione di Carlesi, di La Gioia e di Canale che sintetizzano il refrán e modificano l’ordine originario degli elementi all’interno del sintagma di partenza. Carlesi, ad esempio, disloca a sinistra la volontà della donna, non mantenendo la posizione finale presente nel testo di partenza. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre en los casos de amor: nei casi d’amore/negli amorosi casi (Franciosini, Giannini); nelle galanterie (Gamba); nelle cose d’amore (Marone, La Gioia); nelle avventure d’amore (Carlesi); nelle/tra le vicende d’amore (Falzone, Bodini);in amore (Canale). "Galanterie", secondo il GRADIT, è un sostantivo che fa parte del lessico di basso uso e inoltre risulta diacronicamente più antico rispetto alle altre varianti che optano per "casi/avventure/vicende", sostantivi appartenenti al lessico fondamentale dei parlanti. Varianti per se cumpla: s’adempisca (Franciosini); si compia/e (Gamba, Giannini, Canale); si svolga (Marone); si va in fondo (Carlesi); che abbia più pronta effettuazione (Falzone); vanno alla svelta (La Gioia); che abbia più facile realizzazione (Bodini). S’adempisca, si compia e si svolga sono traduzioni fedeli; nelle altre traduzioni, gli autori ricorrono a perifrasi più complesse per intensificare il significato del verbo e aggiungere un’impronta soggettiva alla propria versione.Inoltre, consultando il GRADIT è emerso che "effettuazione" e "realizzazione" sono sostantivi di recente introduzione nel lessico della lingua italiana e vengono impiegati soprattutto in un linguaggio di tipo burocratico; le varianti di Carlesi, "si va in fondo", e di La Gioia, "vanno alla svelta", sono caratterizzate da un registro colloquiale.Infine "dama", adottato da Franciosini, Giannini, Marone e Canale, risulta un termine ormai obsoleto, ed è sostituito da tutti gli altri traduttori con quello più comune, "donna".
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 593.
17. Enfrena la lengua; considera y rumia las palabras antes que te salgan de la boca
QII, cap. XXXI
It. FRANCIOSINI: Raffrena la lingua e rumina ben le parole innanzi, che t’eschino di bocca (p. 307).
It. GAMBA: Raffrena la tua lingua, considera e rumina bene le parole prima che ti escano di bocca (p. 289).
It. GIANNINI: Tieni a freno la lingua; medita e rimurgina le parole prima che t’escan di bocca (pp. 273-274).
It. CARLESI: Frena la lingua, pesa e rumina le parole prima che ti escan dalla bocca (p. 854).
It. MARONE: Frena la lingua, studia e rumina le parole prima che ti escano dalla bocca (p. 299).
It. BODINI: Tieni a freno la lingua; considera bene e rumina le parole prima che ti escano di bocca (p. 841).
It. FALZONE: Tieni a freno la lingua; rifletti e medita sulle parole prima che ti escano di bocca (p. 658).
It. LA GIOIA: Frena la lingua, pesa e rimastica le parole prima che ti escano di bocca (p. 713).
It. CANALE: Frena la lingua, considera e rumina le parole, prima di lasciarle uscire dalla bocca (p. 1413).
Le traduzioni risultano fedeli all’originale cervantino, mantenendone struttura e ordine degli elementi. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre il verbo enfrena: raffrena (Franciosini, Gamba); tieni a freno (Falzone, Bodini, Giannini); frena (Marone, Carlesi, La Gioia, Canale). Varianti per considera y rumia: rumina (Franciosini)considera e rumina (Gamba, Canale)studia e rumina (Marone); pesa e rumina (Carlesi); rifletti e medita (Falzone); medita e rimugina (Giannini); pesa e rimastica (La Gioia); considera bene e rumina (Bodini). "Ruminare" è usato in senso figurativo col significato di ‘meditare a lungo’ (GRADIT 2007).
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 277.
18. Entre el sí y el no de la mujer no me atrevería yo a poner una punta de alfiler, porque no cabría
QII, cap. XIX
It. FRANCIOSINI: Trà il sì, & il nò d’una donna, non m’arrisicherei a porre in mezzo una punta di spilletto, perche non vi capiria (p. 183).
It. GAMBA: Fra ’l sì e ’l no di una donna non mi arrischierei di mettere una punta di ago perché non ci capirebbe (p. 171).
It. GIANNINI: Tra il sì e il no d’una donna io non m’arrischierei a mettere la punta d’uno spillo, perché non c’entrerebbe (p. 162).
It. CARLESI: Fra il sì e il no d’una donna io non m’arrischierei a metter la punta d’un ago, perché non c’entrerebbe (p. 749).
It. MARONE: Fra il sì e il no della donna non oserei io mettere la punta di una spilla perché non c’entrerebbe (p. 186).
It. BODINI: Fra il sì e il no di una donna, non m’azzarderei a mettere la punta d’uno spillo, perché non c’entrerebbe (p. 742).
It. FALZONE: Tra il sì e il no di una donna io non mi azzarderei a mettere la punta di uno spillo, perché non c’entrerebbe (p. 581).
It. LA GIOIA: Tra il sì e il no della ragazza non oserei mettere uno spillo, sicuro come sono che non c’entrerebbe (p. 624).
It. CANALE: Tra il sì e il no di una donna non oserei metterci la punta di uno spillo, perché non ci entrerebbe (p. 1243).
Le traduzioni sono letterali e tutti i traduttori scelgono di utilizzare la prima persona del verbo poner senza ricorrere all’uso del verbo impersonale come nella costruzione spagnola. Si noti l’alternanza di spilletto, ago, spilla e spillo per tradurre alfiler. Le lezioni adottate da Franciosini e da Gamba, "capiria/capirebbe" col senso di ‘essere contenuto’ risultano ormai obsolete, o tipiche dei regionalismi dell’Italia meridionale secondo il GRADIT. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre no me atrevería: non m’arrischierei a (Franciosini, Carlesi, Giannini); non mi arrischierei di (Gamba); non oserei (Marone, La Gioia, Canale); non mi azzarderei a (Falzone, Bodini). Questo refrán è anche presente nel Refranero general español di Sbarbi alla p. 250.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 181.
19. Es mejor ser loado de los pocos sabios que burlado de los muchos necios
QI, cap. XLVIII
It. FRANCIOSINI: È meglio esser lodato da i pochi savii, che burlato da i molti sciocchi (p. 630).
It. GAMBA: È più aggradevole il conseguire lode dai pochi che sanno, che non beffe dai molti che non sanno (pp. 531-532).
It. GIANNINI: Meglio esser lodato dai pochi intelligenti che burlato dai molti sciocchi (p. 517).
It. CARLESI: Meglio esser lodato dai pochi saggi, che burlato dai parecchi stolti (p. 537).
It. MARONE: È meglio esser lodato che da pochi savi che burlato dai molti sciocchi (p. 676).
It. BODINI: È meglio esser lodato dai pochi savi che schernito dalla stoltezza dei molti (p. 536).
It. FALZONE: È preferibile esser lodato dai pochi savi che deriso dai molti sciocchi (p. 420).
It. LA GIOIA: È meglio essere lodato da pochi saggi che essere preso in giro da molti sciocchi (p. 446).
It. CANALE: (benché) Le lodi dei pochi saggi contino di più delle burle dei molti sciocchi (p. 885).
Le traduzioni sono letterali ad esclusione di quella di Gamba e di Canale. Il primo mantiene la struttura del sintagma di partenza ma adotta alcuni sinonimi e perifrasi per volgere in italiano alcuni termini come ad esempio: "è più aggradevole" per es mejor, "conseguire lode" per ser loado; il secondo invece riformula l’enunciato e di conseguenza altera le funzioni sintattiche dei singoli elementi che si trovano all’interno del sintagma; entrambi mantengono comunque il significato originale del refrán spagnolo in questione.Infine "aggradevole", traduzione adottata da Gamba, corrisponde alla variante letteraria di ‘gradevole’ secondo il GRADIT. Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre pocos sabios: pochi savii/pochi savi (Franciosini, Marone, Falzone, Bodini); pochi che sanno (Gamba); pochi saggi (Carlesi, La Gioia, Canale); pochi intelligenti (Giannini). Varianti per burlado: burlato (Franciosini, Marone, Carlesi, Giannini); deriso (Falzone); essere preso in giro (La Gioia); schernito (Bodini). Varianti per muchos necios: molti sciocchi (Franciosini, Marone, Falzone, Giannini, La Gioia, Canale); molti che non sanno (Gamba); parecchi stolti (Carlesi); stoltezza dei molti (Bodini). Questo refrán è anche presente nel Refranero general español di Sbarbi alla p. 268.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 568.
20. Es menester mucho tiempo para venir a conocer las personas, y no hay cosa segura en esta vida
QI, cap. XV
It. FRANCIOSINI: Non si conoscono così subito le persone, & non ci è niente in questa Vita, da potersi fidare (p. 134).
It. GAMBA: A conoscer uno ci vuol ci vuole gran tempo, e in questa vita non avvi cosa sicura (p. 129).
It. GIANNINI: Ci vuole del tempo per arrivare a conoscere le persone, e non c’è nulla di sicuro in questo mondo (p. 123).
It. CARLESI: Ci vuole un gran tempo prima d’arrivare a conoscere le persone, e in questa vita non si può mai esser sicuri di nulla (p. 129).
It. MARONE: Occorre molto tempo per giungere a conoscere le persone, e non c’è cosa sicura in questa vita (p. 228).
It. BODINI: Ci vuol molto tempo per conoscere le persone, e non c’è nulla di certo in questa vita (p. 140).
It. FALZONE: Ci vuole molto tempo prima di arrivare a conoscere la gente e non c’è nulla di sicuro in questa vita (pp. 101-102).
It. LA GIOIA: Occorre molto tempo per conoscere gli altri, e niente è sicuro in questa vita (p. 111).
It. CANALE: Per conoscere bene qualcuno, è necessario un mucchio di tempo e, in questa vita, non c’è nulla di sicuro (p. 225).
Marone, Falzone, Giannini, La Gioia e Bodini, nelle loro traduzioni italiane, rispettano con maggior fedeltà il testo e la struttura dell’espressione proverbiale spagnola; Franciosini riassume il proverbio modificando così l’intero sintagma;CANALE: disloca a sinistra ciò che nel testo di partenza si trova a destra, sia nella prima sia nella seconda parte del refrán; questo avviene anche nella traduzione di Gamba, ma solo nella prima parte, e in quella di Carlesi che modifica l’ordine degli elementi nella seconda parte dell’espressione, dislocando a sinistra l’elemento che si trova al termine della frase, "in questa vita", e che parafrasa no hay cosa segura con "non si può mai esser sicuri di nulla". Di seguito le varianti italiane adottate per tradurre es menester: ci vuole (Gamba, Calesi, Falzone, Bodini, Giannini); occorre (Marone, La Gioia);è necessario (Canale). Varianti per mucho tiempo: gran tempo (Gamba); molto tempo (Marone); un gran tempo (Carlesi); molto tempo (Falzone, Bodini); del tempo (Giannini); un mucchio di tempo (Canale). La soluzione di Canale, "un mucchio di tempo", è caratteristica di un registro di tipo colloquiale. Varianti per las personas: le persone (Franciosini, Marone, Carlesi, Giannini, Bodini); uno (Gamba); la gente (Falzone); gli altri (La Gioia); qualcuno (Canale). Questo refrán è anche presente nel Refranero general español di Sbarbi alla p. 282.
Fuente: Cervantes, Miguel de (1978), El ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, edizione di Luis Andrés Murillo, Castalia, Madrid, p. 194.
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